Le molteplici sfumature di una “policrisi” globale, in cui si intrecciano conflitti, cambiamenti climatici, questioni energetiche, epidemie, fenomeni migratori ed innovazione tecnologica. La risposta a queste sfide, sempre più complessa in un mondo che assiste alla “progressiva irrilevanza” degli organismi internazionali, spesso accecati da “mutevoli” dinamiche politiche volte a promuovere “interessi particolari e nazionali”. Un contesto dominato dalla “legge del più forte”, che “disumanizza”.
Nel suo messaggio all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, il Pontefice scatta una ideale “fotografia” della condizione della comunità globale. Dal decimo piano del Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato dal 14 febbraio e da dove firma il messaggio diffuso oggi, il Papa osserva le “resistenze profonde al cambiamento, sia come persone sia come società”. In questo contesto, invita a riflettere sulla pandemia da Covid, definendola un’occasione “sprecata”, per non aver favorito una vera “trasformazione delle coscienze e delle pratiche sociali”, come auspicato nell’esortazione apostolica Laudate Deum.
Rivedere i parametri di cultura e antropologia
Per progredire e «non rimanere immobili, ancorati alle nostre certezze, alle nostre abitudini e alle nostre paure», diventa essenziale porgere l’orecchio alla voce della scienza. Un tema “decisivo”, quello dell’ascolto, promosso anche attraverso l’ultima Assemblea dei Vescovi, dedicata proprio al tema della sinodalità. «Nell’incontro con le persone e con le loro storie e nell’ascolto delle conoscenze scientifiche, ci rendiamo conto di quanto i nostri parametri riguardo all’antropologia e alle culture esigano una profonda revisione. Da qui è nata anche l’intuizione dei gruppi di studio su alcuni temi emersi durante il percorso sinodale», scrive il Papa, dicendosi consapevole che alcuni membri della PAV ne fanno parte, valorizzando il lavoro svolto dall’Accademia negli anni scorsi. «Lavoro di cui vi sono molto riconoscente».
L’ampia visione della scienza
La scienza, lungi dall’essere un sapere arido, offre una visione “dinamica” della natura intesa come una “creazione continua” che va interpretata non con una mentalità tecnocratica: «Il nostro modo di intendere la ‘creazione continua’ va rielaborato, sapendo che non sarà la tecnocrazia a salvarci: assecondare una deregulation utilitarista e neoliberista planetaria significa imporre come unica regola la legge del più forte; ed è una legge che disumanizza».
Un approccio trans-disciplinare che il filosofo e gesuita Pierre Teilhard de Chardin riassumeva con questa riflessione: «Mi chiedo se non sia necessario che qualcuno lanci il sasso nello stagno – finisca anzi per farsi ‘ammazzare’ per aprire il cammino». Una riflessione che mette «al centro la categoria di relazione e l’interdipendenza tra tutte le cose, ponendo homo sapiens in stretta connessione con l’intero sistema dei viventi».
Slancio verso la “vita vera”
Una via, un cammino appunto, che non può prescindere dalla speranza, intesa non come “rassegnazione” ma come slancio verso «la vita vera, che porta ben oltre lo stretto perimetro individuale. Come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI, la speranza è legata all’essere nell’unione esistenziale con un “popolo” e può realizzarsi per ogni singolo solo all’interno di questo “noi”»
Promuovere “multilateralismo” per il “bene comune”
Anche per questa «dimensione comunitaria della speranza», davanti a «una crisi complessa e planetaria», sottolinea papa Francesco, «siamo sollecitati a valorizzare gli strumenti che abbiano una portata globale». Questo a fronte anche di «una progressiva irrilevanza degli organismi internazionali, che vengono minati anche da atteggiamenti miopi, preoccupati di tutelare interessi particolari e nazionale». Bisogna pertanto impegnarsi “con determinazione” per «organizzazioni mondiali più efficaci, dotate di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali. In tal modo si promuove un multilateralismo che non dipenda dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile. Si tratta – conclude il Papa – di un compito urgente che riguarda l’umanità intera».