
Dal febbraio 2022, ascoltiamo quotidianamente in Italia tante dichiarazioni sulla guerra in Ucraina. Nei telegiornali e nei dibattiti televisivi politici, opinionisti e sedicenti esperti, forse anche scelti apposta di opposte fazioni, pur parlando di pace, per lo più si accapigliano davanti alle telecamere. Anche la stampa, a sua volta in prevalenza schierata, spesso fa altrettanto.
Per chi voglia farsi un’idea libera e non viziata dal pregiudizio su questa tragedia, sono rare eccezioni le occasioni di conoscere cosa davvero pensano gli Ucraini. Ancor più difficile è ascoltare la voce degli Ucraini Cattolici.
Per accendere almeno una fiammella di luce a rischiarare il buio dell’informazione, la “Comunità dei Tre Gerarchi: San Basilio іl Grande, San Gregorio il Teologo e San Giovanni Crisostomo a Monza”, che è parte dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, assieme alla Chiesa del Duomo e del Decanato di Monza, a Caritas, Scout e Azione Cattolica ambrosiana, ha pensato di offrire alla cittadinanza in forma artistica, alternando la lettura a più voci alla musica, il “Messaggio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina in Ucraina riguardo alla guerra e alla giusta pace nel contesto delle nuove ideologie”:
“Liberate l’oppresso dalle mani dell’Oppressore” è il suo titolo, citazione dal profeta Geremia.
Prossimo appuntamento:
domenica 6 aprile: in Duomo a Monza, per evidenziare la condivisione della proposta da parte della chiesa ambrosiana di Monza (che conserva la particolarità di celebrare in rito romano!), e perché luogo sacro riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Testimone di una Cultura di Pace per l’Umanità: riconoscimento che dunque si vuole valorizzare non riduttivamente confinandolo al suo valore artistico-museale ma anche nella sua funzione e per il suo significato spirituale.
11 maggio: si torna nella chiesa di Santa Maria degli Angeli per condividere la conclusione del “trittico” con l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini: che sarà presente, per dimostrare in concreto la sua vicinanza al popolo Ucraino, come ospite in questa chiesa loro assegnata per il culto.