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Sei giare di pietra, piene fino all’orlo

XXXIII Giornata Mondiale del Malato (Milano – Parrocchia S. Maria di Lourdes, 11 febbraio 2025)

11 Febbraio 2025

1. So a chi rivolgermi

Neanche Maria sa che cosa fare quando si rende conto del fallimento di una festa di nozze; neanche Maria sa che cosa fare quando incontra il fallimento di una vita; neanche Maria sa che cosa fare quando la situazione non offre speranza. Non sa che cosa fare, ma sa a chi rivolgersi. Perciò dice ai servitori e dice a tutti: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

 

2. L’abbondanza inadeguata: serve il vino, non l’acqua

I servi obbediscono, ma il loro servizio è inutile. Hanno riempito sei giare di acqua. Ma quello che manca non è l’acqua, ma il vino.

Ecco, tutto quello che noi possiamo fare è riempire le giare di quello che non serve. È solo la parola di Gesù che rende disponibile il vino, quello che serve per la festa. Di quale acqua sono piene le nostre giare?

 

3. Di quale acqua inutile sono piene le giare?

3.1 Una giara è piena di tempo
Abbiamo giornate piene di tempo. I malati in particolare hanno tempo, hanno tempo di giorno e tempo di notte e il tempo non passa mai, il tempo passa troppo adagio, chi non dorme sa come è lunga la notte, chi aspetta sa quanto sia lunga, inquieta e vuota l’attesa.
Ma questo tempo, che è come l’acqua, che abbonda quando non serve, può diventare il vino per la festa, se diventa occasione per amare, per sorridere, per ringraziare. Il tempo è occasione. La parola di Gesù, il dono dello Spirito rende possibile fare del tempo una occasione.

3.2 Una giara è piena di relazioni
Abbiamo giornate piene di relazioni insoddisfacenti: vorremmo essere amati e il malato non si sente mai abbastanza amato; vorremmo essere capiti e il malato ha l’impressione che nessuno sia veramente capace di capirlo; vorremmo essere ringraziati e il medico, l’infermiere il personale che si prendono cura dei malati hanno l’impressione che nei malati ci sono più pretese che gratitudine. Nessuna relazione umana basta per rendere felici
La parola di Gesù può trasformare le relazioni insoddisfacenti come l’acqua nel vino che dà gioia, cioè nella relazione che non si prende cura della propria gioia ma della gioia dell’altro: sono contento di farti contento. Le relazioni sono l’arte di prendersi cura della gioia degli altri.

3.3 Una giara è piena di preghiera
Il malato prega, le famiglie dei malati pregano, quando la malattia si aggrava pregano, i medici e gli infermieri e il personale che si dedica alla cura pregano. Pregano i credenti, talora anche i non credenti, quando sembra che sia finita la speranza. Ma la preghiera sembra inutile, come l’acqua quando non serve.
La parola di Gesù può trasformare la preghiera inutile nella preghiera che alimenta la speranza, perché ci fa incontrare Gesù, promessa di vita eterna: «Solo nella risurrezione di Gesù ogni nostro destino trova il suo posto nell’orizzonte infinito dell’eternità […] non solo, ma il Risorto cammina con noi […] possiamo condividere con Lui il nostro smarrimento, le nostre preoccupazioni, le nostre delusioni (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata del malato 2025, n. 2). La preghiera è amicizia e affidamento a Gesù.

3.4 Una giara è piena di sollecitudine
I genitori del bambino malato sono pieni di sollecitudine, di trepidazione, di paura; eppure sentono l’impotenza, vorrebbero alleviare il dolore e sconfiggere il male ma ci sono momenti in cui la sollecitudine non serve a niente; anche il malato vive la sollecitudine e non vorrebbe far soffrire gli altri per la sua sofferenza. La sollecitudine è importante ma impotente, come l’acqua quando non serve.
Ma la parola di Gesù può rendere la sollecitudine impotente come il vino buono che permette di fare festa, se diventa un modo per rivelare il volto di Dio Padre misericordioso, un invito ad affidarsi insieme a Lui, una libertà di desiderare l’essenziale. La sollecitudine è testimonianza dell’unico amore che salva, quello di Dio.

 3.5 Una giara è piena di scienza
La scienza ha fatto progressi straordinari. Ha trovato cure per moltissime malattie, ha trovato tecniche per interventi impensabili. La scienza è l’alleata dei malati che suscita le migliori speranze. Ma più la scienza progredisce più si riconosce ignorante, più riconosce la sua impotenza, come l’acqua quando non serve.
Ma la parola di Gesù può trasformare l’impotenza della scienza nel vino buono della giusta misura, della gioia di godere il presente, nell’esperienza di alleviare il dolore, nella determinazione a continuare a cercare. La scienza è l’arte di alleviare il dolore e di continuare a lottare contro il male.

3.6 Una giara è piena di silenzio
Anche se ci sono intorno tante persone, anche se non mancano le visite quando si è ammalati in casa, anche se in ospedale gli infermieri fanno miracoli per accudire e consolare, ci sono poi i silenzi. Quando nessuno ti parla, quando la televisione diventa insopportabile, quando la musica suona invano, allora ci sono i silenzi e nei silenzi abitano le paure, i mostri che spaventano, i pensieri deprimenti.
Ma la parola di Gesù può trasformare anche i silenzi in confidenze che si rivolgono a Gesù, anche in confidenze che in modo misterioso Gesù rivolge al malato, di ricordi del bene compiuto e ricevuto, «Ed è importante saper cogliere la bellezza e la portata di questi incontri di grazia e imparare ad annotarseli nell’anima per non dimenticarli: conservare nel cuore il sorriso gentile di un operatore sanitario, lo sguardo grato e fiducioso di un paziente, il volto comprensivo e premuroso di un dottore o di un volontario, quello pieno di attesa e di trepidazione di un coniuge, di un figlio, di un nipote, o di un amico caro. Sono tutte luci di cui fare tesoro che, pur nel buio della prova, non solo danno forza, ma insegnano il gusto vero della vita, nell’amore e nella prossimità (cfr. Lc 10,25-37)» (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata del malato 2025, n. 3). Il silenzio è il terreno in cui il bene porta frutto.