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Pellegrini di speranza inquietano la città

Epifania del Signore (Milano - Duomo, 6 gennaio 2025)

6 Gennaio 2025

1. Un’inquietudine per tutta la città

Saranno stati una piccola carovana questi Magi venuti da oriente. Un piccolo gruppo di pellegrini animati da buona volontà, carichi di un enorme patrimonio di sapienza e di esperienza, eppure smarriti nella città straniera.

Possono forse essere un’immagine dei cristiani di Milano. Siamo una piccola minoranza, abbiamo una tradizione meravigliosa e una cultura ricchissima. Camminiamo un po’ smarriti nella città complicata e ci sembra qualche volta di aver perso la strada.

Eppure la piccola carovana di pellegrini smarriti semina inquietudine in tutta la città: «Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme». Così cammina il popolo dei pellegrini di speranza che attraversa i tempi: come il pizzico di sale, come il poco lievito, come la piccola lampada. Insomma la responsabilità di essere originali.

 

2. I sapienti d’oriente monito per l’originalità cristiana.

I discepoli di Gesù, come i Magi venuti da oriente, sono originali, se sono coerenti con la loro vocazione.

I cristiani, come i Magi, sono originali perché seguono la stella. Hanno ricevuto una luce che indica la direzione da seguire per giungere a Gesù. C’è una direzione da seguire, c’è una meta da raggiungere. Coloro che hanno visto la stella contestano una vita rassegnata all’insensato, smarrita nella persuasione che ogni strada sia uguale: non porta da nessuna parte. I cristiani sono originali: pensano che la vita sia una vocazione. È apparsa una luce promettente che hanno accolto come una vocazione, una chiamata ad uscire dal loro paese, a interrompere le abitudini quotidiane e la ripetizione delle cose.

In questo i cristiani sono originali: intendono la vita come vocazione.

 

I cristiani, come i Magi, sono originali perché viaggiano insieme. Camminano insieme: secondo l’immaginario tradizionale, celebrato nella liturgia di oggi, rappresentano le genti: diverse storie, diversi popoli, diverse culture. Sono insieme non perché siano “amici da sempre”, non perché abbiano lo stesso mestiere o progetti condivisi. Sono insieme perché sono stati convocati dal segno dell’incarnazione del Verbo di Dio. Il Figlio di Dio si è incarnato, ha assunto la natura umana, tutta l’umanità è stata visitata e ogni popolo e nazione può adorare il “Dio-con-noi”, l’Emmanuele. Neppure i cristiani hanno sempre capito bene questa intenzione di Dio di formare un unico popolo santo, l’unica famiglia dei figli e delle figlie di Dio. Perciò anche i cristiani omologandosi ai pregiudizi del loro paese e della loro cultura hanno condiviso divisioni, pregiudizi, forme di intolleranza e di emarginazione. Ma la manifestazione di questa solennità, l’Epifania, è il riproporsi dell’annuncio e della convocazione. Siamo chiamati a essere un cuore solo e un’anima sola nell’unica Chiesa dalle genti.

I cristiani, come i Magi, sono originali perché hanno l’esperienza della grandissima gioia. Il segno che li conduce a Gesù, la stella che riconoscono come guida del loro cammino, introduce i Magi nella grandissima gioia. I cristiani riconoscono i segni della presenza di Gesù, la Parola, l’Eucaristia, la fraternità, la condivisione con i poveri. E sperimentano la grandissima gioia. È un tratto dell’originalità cristiana che talora è come nascosto fra troppe lamentele, troppe forme di scontento, troppe tristezze, troppe preoccupazioni. E così i cristiani rischiano di omologarsi all’aria triste che si respira. Si cerca invano un rimedio nell’allegria artificiosa di qualche forma di euforia. La gioia cristiana non è l’allegria spensierata di chi ignora le sofferenze e gode di condizioni di vita privilegiate. I cristiani trovano la gioia nei segni della presenza di Gesù e nella sua luce vedono la luce. Compiono ogni passo, anche il passo faticoso e doloroso, come un passo che avvicina a Gesù. Perciò sono originali, perché custodiscono la gioia invincibile.

I cristiani, come i Magi, sono originali: portano doni. Quello che hanno, il frutto del lavoro, i tesori accumulati, tutto è fatto per essere donato, per essere condiviso. Perciò coloro che cercano il Signore contrastano la mentalità dell’accumulo: non pensano che chi possiede ricchezze, chi è ricco di doti, chi gode di buone condizioni di vita possa vivere solo per sé stesso e godersi quello che ha. Rispondono invece alla vocazione che chiama a condividere. La condivisione non è solo un dare qualche cosa secondo quanto gli altri hanno bisogno. I doni dei Magi sono un’espressione della loro adorazione, della loro fede che riconosce nel Bambino il Signore. E, in un certo senso, anche la forma abituale della condivisione richiesta ai cristiani è un modo di onorare gli altri, di riconoscere la loro dignità e gloria.

 

Celebriamo l’Epifania come la festa dei popoli convocati dalla stella, cioè dai segni che orientano a Gesù. E siamo pellegrini di speranza, esprimiamo senza complessi la nostra originalità: la vita è vocazione, camminiamo insieme verso il Signore, riceviamo il dono della grandissima gioia, facciamo della nostra vita un dono e delle nostre cose un tesoro da condividere.