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Fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo

Conferenza Episcopale Lombarda, Celebrazione in memoria di San Giovanni XXIII e San Paolo VI, Sotto il Monte - 20 settembre 2023

20 Settembre 2023

1. Abita sulla terra l’uomo imperfetto, l’umanità incompiuta

Abita la terra e cerca il paradiso, abita la fragilità e cerca la potenza, abita la miseria e cerca la ricchezza, abita la solitudine e cerca l’amore.
L’umanità incompiuta, l’uomo imperfetto è talora un infelice: si deprime considerando la sua condizione, vive estenuato da una fatica insopportabile, da bisogno insoddisfatti.
L’umanità incompiuta è talora ribelle: cerca il colpevole della propria situazione, bestemmia Dio perché ha creato il mondo imperfetto e non mette mano all’impresa di aggiustarlo.
L’umanità incompiuta è talora presuntuosa: si dà da fare per cercare il proprio compimento, spreme la terra perché gli fornisca le risorse per diventare onnipotente, rende schiavi gli altri per farsi un trono su cui esaltarsi, sfida Dio perché lo rifiuta come un limite intollerabile, si compiace delle sue conquiste e coltiva la certezza di raggiungere presto il proprio compimento.

 

2. L’imperfetto è il sentiero della vocazione.

L’uomo e la donna, l’umanità imperfetta abitano l’incompiuto; ma se non si lasciano deprimere dall’infelicità, se non si esasperano nella ribellione, se non vivono l’euforia della presunzione, incontrano, proprio sui sentieri dell’imperfezione la sollecitudine amorevole di Dio che li chiama a perfezione, al compimento. La vita è incompiuta perché è vocazione: non è fissata in un immobilismo senza storia, non è incasellata in un destino senza alternative.
È vocazione: il Signore manda i suoi angeli perché ciascuno viva la grazia di essere chiamato e la libertà di percorrere insieme con il Signore, per potenza di Spirito Santo, il cammino verso il compimento.
Vi esorto a comportarvi in maniera degna della chiamata che averto ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza, e magnanimità (Ef 4,1-2).

 

3. La chiamata che i santi Papi Giovanni XXIII e Paolo VI hanno rivolto all’umanità incompiuta

I Santi Papi che sono nati nella nostra terra lombarda, Giovanni XXIII e Paolo VI sono stati inviati da Dio come angeli per ricordare all’umanità incompiuta la vocazione al compimento fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo (Ef 4,13).
La parola della Scrittura che è stata proclamata possono indicare alcuni dei sentieri sui quali ci hanno aiutato a camminare e ci aiutano.

Radunerò le mie pecore da tutti i luoghi dove erano state disperse (Ez 34,12). … avendo cura di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione (Ef 4,3-4).
L’opera di Dio, la vocazione che Dio ci rivolge attraverso i santi Papi è di radunare i discepoli di Gesù perché siano un solo gregge e un solo pastore.
La dispersione, i malumori che convincono ad allontanarsi, a stare per conto proprio, l’indifferenza verso la pecora perduta (cfr Ez 34,16), l’inerzia nell’appartenere a questa o a quelle fazione creano dispersione, disorientamento nel popolo di Dio. Si usa come fosse una cosa da niente parlare male gli uni degli altri, dal Papa, al Parroco agli altri; si vive la divisione tra i cristiani come un fattore storico irrimediabile; si insinuano nelle comunità molti motivi di delusione. Che cosa fate per tenere unita la Chiesa? Che cosa fate per rendere lieto, festoso il ritrovarsi? Che cosa fate per cercare la pecora perduta, ricondurre quella smarrita, fasciare quella ferita, curare quella malata?

A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo (Ef 4,7).
Ciascuno è destinatario di un dono di grazia, tutti, ciascuno per nome, sono chiamati al compimento.
I santi Papi, ispirando l’opera del Concilio Vaticano II hanno riproposto al mondo contemporaneo l’umanesimo cristiano, indicando in Gesù il compimento dell’essere umano nell’essere figlio di Dio.
Siamo chiamati a essere testimoni che chi segue Gesù diventa una persona più completa, fino alla pienezza di Cristo.
La vocazione è la parola che autorizza ad avere stima di sé, a riconoscere i propri talenti come vocazione a servire.
Che cosa avete da dire all’umanità scoraggiata, alle persone disperate, alla gente convinta che si può vivere bene anche facendo a meno di Dio, a questa generazione giovanile che rischia di non credere più che la vita sia bella, che il futuro sia desiderabile, che l’amore duri per sempre, che la pienezza della gioia sia dono sperimentabile dell’amicizia con Gesù?

Invochiamo l’intercessione dei due santi Papi Giovanni XXIII e Paolo VI perché il loro messaggio, la loro testimonianza continui a essere voce che ci chiama ad edificare la comunione nelle nostre comunità e nella Chiesa intera e quotidiano esercizio dell’umanesimo cristiano che porta a compimento la vocazione di ciascuno.